La febbre di Gennaro

Da un’idea di Daniele Cini e Claudia Pampinella
Regia Daniele Cini
Produttore Claudia Pampinella
Produttori associati Clelia Jemma e Lisiano Rossetti
Fotografia Fulvio Martinelli, René Helkin, Diaz Gutierrez, Guglielmo Bianchi
Musiche Giancarlo Russo, Luis Gurevich
Montaggio Cristiano Correddu
Color e conforming Massimo Fortuna
Mixage Andrea Mazzamauro
Coordinamento MSF Giuseppe La Rosa
Fotografie Jacob Ehrman

Una produzione
Talpa Produzioni e D4 Srl, Italia 2020
Con la collaborazione di
Medici senza Frontiere
In collaborazione con
Assoc. Comunità Papa Giovanni XXIII e Sea Watch

Il documentario La febbre di Gennaro è stato realizzato anche grazie a un crowdfunding realizzato sulla piattaforma Produzioni dal Basso.

locandina la febbre di gennaro english

Cosa spinge un ragazzo di 19 anni nato e cresciuto a Taranto, figlio di artigiani, con la disoccupazione come orizzonte probabile, a lasciare tutto e dedicarsi anima e corpo ad aiutare gli ultimi della terra?
Non è tanto una scelta religiosa, né solamente etica o politica, a motivare le scelte fatte negli ultimi nove anni da Gennaro Giudetti, che oggi ha 28 anni. C’è una specie d’irrequietudine, di febbrile bisogno di rendersi utile, di sete di giustizia, che emerge continuamente dai suoi racconti e dalle immagini che hanno testimoniato alcuni percorsi della sua vita: troppo grandi per la sua giovane età, ma anche possibili proprio grazie ad essa, grazie a una testarda, coraggiosa (e forse perfino un po’ incosciente) energia di ventenne, che ha scelto la via del volontariato in zone ad alto rischio.

Il nostro progetto parte da un vortice d’immagini e di racconti e cerca di penetrare nel presente, tentando di capire cosa significhi oggi, per un giovane, prendere una decisione del genere. I conflitti con la famiglia, i tormenti sentimentali, la precarietà delle amicizie, i problemi economici: tutte le tematiche che interessano quell’età e quel tipo di vita. Perché la vita di Gennaro Giudetti è un po’ fuori del normale, ma allo stesso tempo è esemplare. E permette di raccontare non solo una scelta come la sua, ma tutte le scelte che attraversano i sogni di molti giovani: il bisogno di uscire dal proprio orizzonte ristretto, di trovare un senso alla propria vita, di capire la propria identità.

La vicenda di Gennaro raggiunge uno dei punti drammatici più alti il 6 novembre del 2017, quando, partito come mediatore culturale, in una nave dell’organizzazione non governativa Sea Watch nel Mediterraneo, si trova a dover affrontare direttamente la decisione di salvare la vita di qualcuno e di lasciare invece altri al proprio destino. Una scelta terribile, sproporzionata al suo compito e alla sua età. Da quel giorno, che è stato interamente ripreso dalle telecamere della ONG, Gennaro diventa il testimone pubblico di quel disastro umanitario. Televisioni, istituzioni, persino il Parlamento europeo: tutti vogliono ascoltarlo.

La sua vita accelera sempre di più: lo incontriamo di ritorno dal Niger, per capire come aiutare i disperati che attraversano il deserto, poi lo seguiamo in Colombia, in un territorio colpito da una guerra civile, dove si espone come scorta disarmata a difendere quei contadini minacciati dagli squadroni della morte, poi in Palestina ad accompagnare a scuola i bambini palestinesi, in Libano per un corridoio umanitario coi profughi siriani, poi di nuovo il mare… e infine in Congo per combattere l’Ebola e il colera. Qui con Medici Senza Frontiere Gennaro oggi ha finalmente coronato il suo sogno di diventare operatore umanitario.

LA MOTIVAZIONE DEI PRODUTTORI

La Febbre di Gennaro nasce da una scommessa ‘civile’: quella di credere, come produttori, che attraverso questo documentario, saremmo riusciti, magari in una misura anche piccola, a cambiare il punto di vista di quei giovani che, di fronte alle sofferenze degli altri, alle guerre e alle ingiustizie percepite come lontane, risponde con un’alzata di spalle. Appena dopo aver conosciuto Gennaro Giudetti, e aver ascoltato il resoconto di una serie impressionante – data la sua giovane età – di esperienze in campo umanitario, abbiamo ritenuto ‘necessario’ raccontare la sua storia: ascoltare le speranze, i dubbi e le motivazioni, che spingono un ragazzo, nel pieno dei suoi vent’anni, a scegliere di partire come volontario nelle zone più drammatiche del pianeta. Lo scopo non era quello di restituire un’immagine agiografica, come fosse un eroe o una figura fuori dal comune, ma disegnare il ritratto di una persona comune, con le sue difficoltà e le sue contraddizioni. La ‘febbre’ che lo pervade è figlia di una buona malattia. È una sorta di reazione sana a un vaccino contro la peggiore delle epidemie, che è la disumanità e insieme il bisogno di recuperare valori come il sostegno all’altro, a chi ha più bisogno, a chi soffre. Ma soprattutto siamo convinti che la giovinezza, la forza e la vitalità che il nostro protagonista incarna, confrontandosi con temi e scelte di vita forse più grandi di lui, rappresenti una possibilità di scelta diversa, in cui molti potranno rispecchiarsi e su cui potranno riflettere. Claudia Pampinella e Daniele Cini | Talpa Produzioni

la febbre di gennaro