progetti

Under the Surface

TALPA PRODUZIONI in collaborazione con HONOR FROST FOUNDATION
Docu-film (52’)
di Claudia Pampinella ed Elena Flavia Castagnino Berlinghieri
con la consulenza scientifica di Elena Flavia Castagnino Berlinghieri
in collaborazione con Claire Calcagno
regia di Daniele Cini e Claudia Pampinella


La vita straordinaria di Honor Frost (1917-2010),
prima donna Archeologa marina del Novecento tra l’Inghilterra e il Mediterraneo.


Honor Frost

Progetto per un Film Documentario (60’) in collaborazione con Honor Frost Foundation
Project for a Documentary Film (60’) in collaboration with Honor Frost Foundation
Photo: Courtesy of The Honor Frost Foundation | Source: www.honorfrostfoundation.org

HONOR FROST: UNDER THE SURFACE. PERCHÉ UN DOCUMENTARIO

Ci sono persone che lasciano segni importanti, ma in pochi se ne accorgono.
Forse perché vivono in un momento storico che non è ancora pronto ad accoglierle, forse perché hanno un carattere schivo e non hanno mai dedicato tempo ad autopromuoversi… forse, semplicemente, perché non sono state ancora raccontate.
Honor Frost, vissuta tra l’Inghilterra e il Mediterraneo dal 1917 al 2009, è una di queste: anche se in realtà è stata la pioniera dell’archeologia marina contemporanea, o almeno una delle figure più importanti.
Pur non essendo mai stata laureata in archeologia.

Elena Flavia Castagnino è invece un’archeologa universitaria, e ha accompagnato, da giovanissima, le più importanti scoperte di Honor Frost, quando era già in età avanzata: come quella della prima e più antica nave punica del Mediterraneo trovata vicino a Marsala, in Sicilia. Sarà lei a guidarci in questo percorso di ricostruzione del “mistero” Honor Frost: a farci capire come questa donna decisa, ma riservatissima, un po’ emarginata dal mondo accademico, ma presente nelle principali missioni di archeologia marina nel secolo da lei attraversato, abbia potuto imporsi e dare una svolta decisiva al metodo di catalogazione e impostazione dello scavo sottomarino, arrivando a definire, con le sue importanti scoperte, nuove idee e perfino nuove datazioni nella storia antica del Mediterraneo.

Ci siamo lasciati conquistare dalla figura di Honor Frost per tanti motivi: forse primo fra tutti per la sua determinazione, la capacità di non mollare, anche di fronte agli ostacoli o alle delusioni.
La sua vita, del resto, comincia da un evento tragico, la morte improvvisa dei genitori quando aveva appena 4 anni. Poi lo sradicamento dal Mediterraneo, in cui era nata, e una nuova vita in Inghilterra nell’ambiente dell’alta società legata al mondo dell’arte.
E infine il suo ritorno al mare, appena dopo la scoperta dell’immersione subacquea con l’erogatore, che lei comincia ad applicare alla ricerca di relitti sui fondali.
Si può dire che Honor Frost abbia avuto sempre due vite in una: quella legata alla sua formazione artistica e al suo talento di disegnatrice e quella, appresa come autodidatta nel corso della sua lunga vita, al di sotto della superficie del mare: Under the surface.

Ma oltre che colpirci per il suo fondamentale ruolo di pioniera, Honor ci ha conquistato anche per la sua personalità poliedrica, che le ha permesso di affiancare per tutta la vita al lavoro di archeologa, l’attività di esperta d’arte, e affermarsi allo stesso tempo come una figura chiave della vita culturale londinese.
Così, il puntuale lavoro di archivio nelle biblioteche, la fitta corrispondenza con archeologi e subacquei di tutto il mondo, le sue missioni e gli scavi, i numerosi convegni internazionali e la sua ricca produzione scientifica, sono sempre affiancati alle relazioni londinesi con artisti ed intellettuali della scena britannica contemporanea: Sutherland, Spencer, Lucien Freud.
Una vita intensa, divisa quindi tra due mondi apparentemente inconciliabili: la libertà e la semplicità del contatto con la natura ed i colori del Mediterraneo da una parte, il rigore e la sofisticata ricchezza intellettuale del mondo anglosassone dall’altra. Honor non riusciva a fare a meno né dell’uno né dell’altro. Entrambi gli universi sono sempre coesistiti in lei, impegnandola nella costante ricerca di un equilibrio che non fosse un banale compromesso tra due spinte contrapposte, ma l’intelligente consapevolezza della loro affascinante unicità.

Time spent on the surface is time wasted

Il tempo trascorso in superficie è tempo sprecato, ha scritto Honor Frost: perché ciò che realmente conta, è sondare in profondità il mondo che ci circonda, ma soprattutto noi stessi. Con coraggio e determinazione, alla ricerca dei tesori inaspettati che in ogni profondità si nascondono.

HONOR FROST: UNDER THE SURFACE. IL NOSTRO RACCONTO

Alessandria d’Egitto, 1992, banchine del porto. Una minuta signora inglese di 75 anni si infila una muta da subacquea e dopo aver acceso l’erogatore delle bombole, si tuffa in mare. (immagini Archivio Gédéon)
Accompagnata da altri subacquei, s’immerge fino a raggiungere, arenata sul fondo, un’immensa statua sommersa di un colosso, probabilmente di origine ellenistica.
Mentre ispeziona il relitto con un pennello, capisce che qualcosa è cambiato rispetto a ciò che aveva immaginato in superficie.
Quando riemerge, parlando coi suoi colleghi, capiamo che in quello stesso sito, 30 anni prima, lei stessa aveva scoperto le due gigantesche statue che rappresentano Tolomeo II e la Regina Arsinoe, sua moglie.
È il palazzo perduto di Alessandro il grande: ma solo ora ne può avere la certezza: perché per 30 anni nessuno aveva finanziato la missione per recuperarle.
Ora la statua viene estratta dalle profondità con una gru: ed è una delle tante scoperte di questa donna minuta, che oggi tutti rispettano e riconoscono come una delle prime e più importanti archeologhe marine della Storia, ma che ha dovuto lottare tutta la vita perché questo titolo le venisse riconosciuto. Questa donna è Honor Frost.

Elena Flavia Castagnino Berlinghieri, archeologa marina ed ex docente in Archeologia Marina Antica del Mediterraneo all’Università di Bristol è una delle più giovani amiche di Honor e con lei si è immersa più volte.
Una foto le ritrae insieme a Punta Spalmatore, a Ustica, al largo della costa nord-ovest della Sicilia, nel 1989.
Fu Honor Frost a contribuire alla nascita dell’itinerario archeologico subacqueo di Punta Gavazzi, uno dei percorsi più importanti di archeologia sottomarina in Italia.
Elena Flavia Castagnino sarà la nostra principale guida in tutto il racconto.

Chi è Honor Frost e perché ama tanto il mare?
Per capire qualcosa in più sulla sua personalità, bisogna però spostarsi in un altro angolo del Mediterraneo: siamo a Cipro, alla fine degli anni ’10 del secolo scorso.
La famiglia di Honor vive a Nicosia. Sono profughi dalla Turchia, cacciati dopo le tensioni tra gli inglesi e gli Ottomani nella Prima Guerra Mondiale.
Honor comincia la sua vita da bambina sulle spiagge cipriote, guardando schiudersi le uova di tartaruga nelle notti di luna piena e vedendo i tartarughini allontanarsi verso il mare.
La bambina rimane incantata a guardare questi piccoli rettili anfibi, che appena nati, scelgono di abbandonare la terra per gettarsi, solitari, nelle profondità sottomarine.
Anche a lei toccherà una sorte molto simile. Perché ad appena 4 anni entrambi i suoi genitori muoiono e Honor rimane da sola. Solo che ad occuparsi di lei d’ora in poi sarà un tutore, un ricco avvocato mecenate e collezionista d’arte, Wilfred Ariel Evill.
Che però la strapperà via dal suo mare, perché Wilfred vive a Londra.

In ogni caso, grazie a lui e agli studi compiuti presso la Central School di Londra e la Ruskin School of Art di Oxford, Honor entra in contatto con il mondo dell’arte e vive quel mondo con passione e curiosità.
L’adolescenza e la giovinezza di Honor si nutre di questi stimoli, che in parte compensano la brusca e tragica rottura con l’origine mediterranea della prima infanzia.

Subito dopo gli studi, comincia a lavorare come disegnatrice di costumi per la Compagnia di Balletto Rambert.
Pochi anni dopo, diventa direttrice editoriale per la Tate Gallery. Nella metà degli anni ’40 disegna il balletto Khadra con le coreografie di Celia Franca per il Sadler’s Wells Theatre Ballet su musiche di Sibelius. Più tardi, viene chiamata da Sotheby’s per prestare il suo expertise nelle valutazioni delle opere d’arte.
Il suo talento naturale per il disegno sarà presto il lasciapassare per il suo primo coinvolgimento in missioni archeologiche, che la vedono prima in Giordania (1957), come disegnatrice, nello scavo di Gerico diretto da Kathleen Kenyon, e poi con l’archeologo Peter Throckmorton lungo le coste della Turchia alla ricerca di ‘tesori’ sommersi’.
Perché nel frattempo è successo qualcosa che le ha cambiato la vita.

Cosa ha cambiato la vita di Honor Frost?
Nel 1942 Honor si è sposata, ma il matrimonio dura “l’espace d’un matin”.
Quello che realmente le ha cambiato la vita è un’immersione che a metà degli anni ‘40 ha potuto fare in una grande vasca profonda 6 metri nel giardino della casa del suo amico Kazimierz Bobak, a Wimbledon.
Se col matrimonio non ha trovato l’amore, Honor l’ha trovato sotto la superficie di una piscina.
Perché da pochi anni, un certo George Barnier, insieme Frédéric Dumas e al Comandante Jacques Cousteau, hanno inventato un attrezzo che cambierà la storia del mondo sottomarino: è l’erogatore subacqueo.
A partire dal 1947, al Club nautico di Alpine Sous-Marin a Cannes, Honor frequenta il maestro George Barnier, perché vuole imparare ad immergersi sott’acqua, approfittando della nuova invenzione.
Da quel giorno, ad Antheor, vicino a San Raphael, comincerà la sua nuova vita, accompagnata, per un breve tratto, dal grande esploratore dei mari, Jean Cousteau.
Qui Honor inizia il suo apprendistato, che la porterà poi in Medioriente per lunghi periodi.
Un apprendistato importante durante il quale si accorge che anche i suoi maestri francesi non sono infallibili.
Honor nota infatti che anche Barnier e Dumas identificano con una certa difficoltà alcuni reperti sott’acqua.
Insomma manca loro un metodo.
In un suo libro di memorie, che scriverà degli anni ’60, Honor dice:

Dopo Anthèor un certo tipo di immersioni diventa una parte necessaria della mia vita.
(…) All’inizio i relitti erano solo un pretesto per immergermi.
In seguito scoprii che, poiché sapevo disegnare, l’archeologia era il mezzo per guadagnare un biglietto
di ritorno per il Medio Oriente.

Cosa c’entra il disegno con le immersioni?
La Wallace Collection, a Londra, è un museo d’arte francese del Settecento, non lontano da Welbeck Street, la casa di Wilfred Evil. In questo affascinante Museo, Honor spesso nei suoi soggiorni londinesi incontra amici ed artisti a pranzo da Stanley Spencer a Graham Sutherland fino a Lucian Freud che aveva conosciuto alla Scuola d’Arte.
Ed è qui che fa la conoscenza di John Carswell, Professore di studi Orientali de Africani che diventa un suo fedele compagno di viaggi.
Nel 1950 lo raggiunge a Beirut, dove insegna alla Università Americana.
Allora era già una subacquea competente, avendo fatto la sua formazione con Dumas e Cousteau.

Nel 1957 aveva appena lavorato con l’archeologa Kathleen Kenyon a Gerico, dove aveva ‘ereditato’ il precedente lavoro di John Carswell, diventando disegnatrice archeologa degli scavi, riproducendo nei dettagli le tombe sotterranee scavate nella roccia.
In questo periodo Honor comincia ad avere delle idee precise rispetto all’archeologia, apprese dalla Kenyon:

uno scavo, per quanto ben eseguito, senza pubblicazioni adeguate è una grave depredazione!

Per cui tutto ciò che viene fatto dagli archeologi, poi dev’essere adeguatamente descritto, fotografato e
disegnato.

Come si fa a diventare archeologa senza esserlo?
Nell’estate di quello stesso anno, Honor ha portato con sé il suo erogatore e comincia ad esplorare la costa del Libano, da Tiro e Sidone fino a Biblo.
Un sabato decide di immergersi al largo del promontorio di Tabarja, un piccolo villaggio di pescatori vicino Biblo.
Racconta Honor Frost:

Ricordo una mattina meravigliosamente tranquilla in Libano, quando uscii con alcuni pescatori di spugne. Rimasi affascinata dalle ancore di pietra.
Capii subito il loro grande potenziale come strumenti diagnostici: per datare i siti, mentre il loro peso indicava le dimensioni dell’imbarcazione. (…) Le ancore hanno inoltre sempre un valore simbolico. Scoprii che nell’Età del Bronzo le ancore venivano assemblate nei templi e dedicate agli dei.

Dopo quel giro coi pescatori di spugne, Honor comincia ad immergersi più volte al giorno. Una passione febbricitante.
Ricorda John Carswell che

Spariva per giorni, talvolta per settimane. Mi ricordo un mattina di essermi svegliato quando Honor improvvisamente arrivò su una barca di pescatori, indossando il cappotto di pelliccia!
Quell’estate, quando finii di insegnare, Honor suggerì di viaggiare insieme, in modo che lei potesse ‘investigare’ la costa meridionale della Turchia. Questa volta toccò a me indossare la cintura di piombo e lei avrebbe portato l’erogatore. Durante il viaggio, a una donna dal fare inquisitorio che le chiese che cosa stesse portando, rispose decisa: “un bimbo!”
Dopo una settimana arrivammo a Bodrum attraverso un percorso sporco e polveroso. Velocemente incontrammo altri subacquei. Uno di loro era americano: Peter Trockmorton; l’altro era turco, Mustafa Kaptan. I tre subacquei rapidamente scoprirono di avere un obiettivo comune che era quello di trovare un relitto sottacqua. Affittarono un caicco e con l’aiuto di pescatori del luogo localizzarono un relitto Bizantino, proprio a largo dell’isoletta chiamata Yassi Ada.
Si può affermare con certezza che qui nasceva l’Archeologia Marina Scientifica con il meticoloso rilevamento di un relitto, prima di portare alla luce il suo contenuto.
Questo fu un processo che Honor non smise mai di affinare per tutta la sua vita.

Cosa ha scoperto sott’acqua Honor Frost?
L’anno dopo, è il 1959: a Capo Gelidonya in Turchia, Honor viene chiamata da Trockmorton per partecipare alla scoperta del più antico relitto mai recuperato nella Storia lavorando come illustratrice progettista.
Col recupero di questo relitto, si scoprì che il Mediterraneo non fu dominato per la prima volta, come si credeva fino allora, dai greco-micenei, ma molto più anticamente, già nell’Età del Bronzo, nel XII sec a.C., da popolazioni fenicie della Siria.
Questa scoperta si può collocare come il punto di svolta più importante dell’archeologia marina.
Il valore e la metodologia messa a punto anche da Honor Frost vengono convalidati: e il suo posto all’interno del mondo accademico, appare assicurato.
Dopo la missione a Capo Gelidonya Honor convince un’altra donna, l’archeologa Joan Du Plat Taylor, a codirigere il recupero del relitto.
Ma Throckmorton decide di reclutare un giovane archeologo americano, George Bass. Sarà a lui che verrà intestata la fondamentale scoperta. Ancora il mondo accademico fatica a riconoscere il ruolo delle donne.

Sarà questo a fermare la passione di Honor Frost?
È il 1963. Un evento drammatico scuote Honor e le persone intorno a lei. Wilfred Evill, suo tutore, muore improvvisamente. La vita di Honor cambia di nuovo. Diventa erede unica di una collezione straordinaria d’arte britannica contemporanea che riaccende la sua profonda passione per l’arte pittorica così come le sue qualità artistiche che le avevano permesso di diventare direttore editoriale della Tate Gallery.
Non sappiamo se la morte di Wilfrid si sia riflessa sulla sua personalità in modo profondo e determinante. Il loro era un rapporto vivo e tempestoso. In questo momento di grande dolore Honor si occupa di gestire l’eredità ricevuta, realizza dei cambiamenti nella palazzina di Welbeck Street, si circonda degli amici e degli artisti che Wilfrid aveva personalmente coltivato e sostenuto. Raccoglie il testimone dal suo tutore. Londra si conferma il luogo dei legami. Per essere poi ancora una volta, anche se temporaneamente, abbandonata.

Come fare a continuare a fare scoperte se il cuore è a Londra?
Così, lo stesso anno, Honor pubblica il suo ampio lavoro di ricerca in un libro: Under the Mediterranean. Marine Antiquities, che diventa una pietra miliare dell’Archeologia sottomarina.
Rappresenterà la sua investitura ufficiale nel mondo della ricerca archeologica.
Ma da quel momento in poi, i suoi viaggi si moltiplicano senza più interruzioni.
Nel 1967 acquista una casa a Senglea, sull’Isola di Malta.
Il richiamo del Mediterraneo è di nuovo forte e dopo il periodo difficile e impegnativo seguito alla morte di Wilfred, Honor si rimette in viaggio, spinta dalla sua inesauribile voglia di avventura.
A Malta, nel 1969, Honor Frost intraprende un sopralluogo e uno scavo parziale di un sito ‘a fior d’acqua’ che conferma essere una Nave Romana. Subito pubblica la monografia divulgativa: ‘The Mortar Wreck in Mellieha Bay’.
Da allora mette a punto una strategia di comunicazione: lavorare in sinergia con le autorità locali e, alla fine della sua ricerca, affidarne i risultati. Questo approccio diventa un’ottima presentazione nei confronti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) che era da poco in crescita , facilitando tutta la sua attività subacquea nel Mediterraneo.

È sufficiente stare nei luoghi giusti per fare passi avanti nella storia dell’archeologia?
Nel 1968, ad Alessandria d’Egitto, Honor fa una delle sue scoperte più importanti: a largo dell’isola di Faro, davanti al porto, individua i resti di quello che potrebbe essere il palazzo scomparso di Alessandro il Macedone. Una di quelle scoperte che consacrano i grandi nomi dell’archeologia.
Eppure, nonostante le sue relazioni con l’Unesco, non riesce a trovare i fondi per poter effettuare il recupero e l’esplorazione della sua immensa scoperta. Dovrà aspettare 30 anni.
Avrà una nuova opportunità in Italia: anche se il primo arrivo di Honor in Sicilia, è legato ad una scoperta casuale.

Un giorno, all’inizio dell’estate del 1969, Honor viene contattata da Gerhard Kapitän, un importante archeologo marino che aveva scelto di vivere a Siracusa, in Sicilia, per informarla prudentemente del ritrovamento di alcune larghe assi di legno portate alla luce da un peschereccio vicino a Mozia, allo Stagnone di Marsala.
Al largo di Punta Scario, a nord dell’Isola Lunga, Diego Bonini, il capitano di una piccola imbarcazione commerciale, sta dragando la sabbia per la produzione di vetro, come di routine.
Improvvisamente una draga raccoglie pezzi di travi di legno, dando il via ad un’importante indagine che avrebbe alla fine dato risposta ad uno dei misteri più enigmatici dell’antica guerra marittima ma anche dell’architettura navale. Erano evidentemente la testimonianza di un possibile relitto antico.
Poco tempo dopo Honor e Gerhard s’immergono nelle acque antistanti Marsala per poche ore e ritornano in superficie entusiasti. Quello che avevano visto, va assolutamente investigato e portato alla luce.
Con il supporto della British School di Roma Honor riceve dalla Sovrintendenza della Regione Sicilia l’incarico di dirigere lo scavo più importante della sua vita: porterà alla luce l’unico esempio di Nave Punica di guerra, affondata nella Battaglia delle Egadi nel 241 a. C. dalla flotta romana.

È mai possibile che le scoperte rimangano dimenticate sott’acqua?
Il recupero, purtroppo non decolla. La campagna di scavi inizia nel 1970 ma dura più di otto anni, anche se supportata da un team internazionale di archeologi, dedicati a riportare in superficie e alla conservazione delle Nave Punica.
Sfortunatamente in Sicilia Honor entra in contatto con un mondo che non la capisce e non trova punti di contatto con lei. Infatti, questa missione che per lei e per il mondo dell’Archeologia sottomarina era motivo di orgoglio, diventa fonte di conflitto su più livelli. Tra l’altro non si riesce a trovare un luogo dove poter conservare il relitto, una volta recuperato.
Per conservare la nave riemersa ed assemblarne i pezzi si offre un privato: Pietro Alagna, amico di Honor e proprietario delle Cantine Vinicole Pellegrino, a Marsala.
Facendo costruire delle vasche idonee, Alagna consente a Honor di ospitare la nave nei suoi stabilimenti.
Tutto il lavoro archeologico viene pubblicato gradualmente all’inizio nel 1971 e il progetto finale appare nel 1981 negli Atti dell’Accademia Nazionale dei Lincei.

La tenacia paga.
Ritorniamo ad Alessandria d’Egitto, da cui eravamo partiti, nell’anno 1992.
Finalmente Honor Frost può vedere il suo sogno di riportare in superficie le statue dei Re del Palazzo di Alessandro.
Ha 75 anni, ma ancora l’energia di immergersi e veder riconosciuta la sua straordinaria opera di archeologa marina.
Sono passati quasi 30 anni dalla sua scoperta, ma ormai il suo metodo, le scoperte, i suoi libri l’hanno già consacrata tra i grandi dell’archeologia.
In tutti questi anni continuerà a viaggiare, nel suo Mediterraneo, tornerà anche alla sua Cipro, che ha dovuto abbandonare da bambina.
E ritorna anche in Sicilia alla fine del 2009, a 92 anni.

La ascoltiamo dire:

Adesso devo andare a preparare le valigie.

In un gesto forte e significativo butta per terra il bastone che la sostiene. Ha in programma un nuovo viaggio in India: un viaggio che non farà mai.
Muore a Londra il 12 settembre del 2010, all’età di 93 anni.

Un’eredità per il futuro del mare.
L’immagine di un martello d’asta che batte un colpo.
Siamo da Sotheby’s a Londra a giugno del 2011: è in corso la vendita all’asta della Collezione Evill-Frost, voluta dalla stessa Honor per disposizioni testamentarie.
Scopriamo attraverso articoli di giornale che si tratta in realtà della più importante collezione d’arte britannica contemporanea mai venduta in Gran Bretagna. La collezione fu venduta nel giugno del 2011 da Sotheby’s e raccolse più del doppio delle previsioni economiche iniziali.
Nella casa di Wilfred, che è ormai quella di Alison Cathie, nipote di Honor, la ritroviamo tra i quadri appesi, gli oggetti, le scatole con le foto sparse sulla scrivania.

Un delfino di bronzo davanti al portone esterno fa subito capire che chi la abita ha uno stretto rapporto col mare.
Alison Cathie, la nipote, ricorda:

Quell’approccio instancabile nella vita che è stato la chiave del suo successo nell’Archeologia sottomarina, era ugualmente applicato in ogni aspetto della sua vita personale, ma quello che rende Honor memorabile è il suo strepitoso senso dell’umorismo e la sua costante sete di avventura.

Honor aveva dedicato la sua vita al mare e a riportarne alla luce i segreti in modo discreto e certamente non appariscente. Aveva portato avanti la sua passione per il mondo sommerso attraverso l’archeologia sottomarina per tutta la vita, contribuendo al recupero di un patrimonio storico-archeologico meraviglioso e unico. Era stata una profonda conoscitrice dell’arte antica e contemporanea che aveva contribuito a sostenere e diffondere.
Ma soprattutto era stata una persona profondamente umana: riusciva a legare amici di nazionalità ed estrazione sociale diversa perché in realtà quello che le premeva era soprattutto accostarsi agli esseri umani con curiosità e interesse e anche con una buona dose di ironia che di certo non le mancava.
Lo aveva fatto anche dopo la sua morte, in un dinner party il 16 aprile del 2011, in cui gli amici del cuore erano confluiti da tutto il Mediterraneo per sua volontà e dove tutti potevano scegliere un’opera d’arte lasciata in dono da Honor.

La stessa Elena Flavia Castagnino, che era presente, racconta quella giornata e cosa decise di portare con sé.
Oggi Honor Frost continua a prendersi cura del mare e di tutto il suo patrimonio archeologico sottomarino attraverso la Fondazione che ne porta il nome e che è stata creata con una parte del ricavato della Collezione: la Fondazione Honor Frost che all’archeologia sottomarina è dedicata con particolare attenzione al Mediterraneo Orientale.

Il nostro sarà il racconto dell’avventura della sua vita. Ma soprattutto sarà la storia di una donna tenace, che pur non avendo studiato da archeologa, in un mondo accademico prevalentemente maschile e diffidente, è riuscita, con la sua straordinaria passione, a compiere scoperte importantissime e inventare un metodo di ricerca che è riuscito ad imporsi definitivamente nella Storia dell’archeologia marina.

TESTIMONI – LONDRA /PARIGI
Alison Cathie, Chair HFF, Honor Frost’s nephew
Trustees della HFF
Angela Croome, giornalista, International Journal of Nautical Archaeology (deceduta, esiste intervista)
David Blackman, Senior Research Fellow at the Oxford University Centre for the Study of Ancient Documents
John Carswell, professorial research associate at the School of Oriental and African Studies in London.
Jon Anderson, Associate Professor, Faculty of Arts, Department of Archaeology, University of Nottingham
Henry Windham, Chair Europe at Sotheby’s
Sophie Basch, docente di Letteratura Francesce alla Sorbona |Parigi

TESTIMONI – ITALIA
Christopher Smith, direttore della British School at Rome
Elena Flavia Castagnino Berlinghieri, archeologa marina, Soprintendenza Beni Culturali Regione Sicilia
Claire Calcagno, archeologa marina,
Prof. Pietro R. Alagna, Cantine Pellegrino
Sebastiano Tusa, Soprintendenza del Mare – Assessore Regione Sicilia (deceduto, esistono interviste)
Rosella Giglio, archeologa, Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali, Regione Sicilia, Trapan

ISTITUZIONI
HFF, Honor Frost Foundation, Londra
INA, Institute of Nautical Archeology, USA
NMM, The National Maritime Museum, Greenwich

LOCATIONS
LONDRA, Welbeck Street, Casa di Alison Cathie, ex casa di Honor Frost, interni/esterni.
SICILIA, Isola di Mozia esterni; Marsala, esterni, interni (tbd); Museo Baglio Anselmi di Marsala; riprese
subacquee.
MALTA, Senglea, ex-casa di Honor Frost.

DOCUMENTI E FOOTAGE
Archivio HFF, Londra, Gran Bretagna
INA, Institute of Nautical Archaeology, USA
Archivio del National Museum of Archaeology, Valletta, Malta
Archivio Alagna, Marsala, Italia
British School at Rome, Italia
Archivio Central School, Londra
Archivio Ruskin School of Art, Oxford
Archivio Gedeon, FR
Francesco Rancatore, fotografo con film footage inedito, Italia
Marcello Guarnaccia, fotografo/ fotografie di repertorio, Italia
Archivio Rai-Teche

FONTI
Honor Frost, Under the Mediterrenean, Routledge and Kegan Paul, Ltd., London,1963
Elena Flavia Castagnino Berlinghieri, “The Charming Lady of the Punic Warship – Lady Frost, Honor and
Pride of Underwater Archaeology”, in Archaelogia Maritima Mediterranea, 8, 2011, pp. 213 – 218.

FONTI DI FINAZIAMENTO (TBC)
Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Direzione Cinema, Italia.
Media – EU – Bruxelles: Bando per Sviluppo di Singoli Progetti /Sezione Documentari
Film Commission Sicilia
Ipotesi preacquisto Broadcaster franco-tedesca Arte, inglese Channel Four
Sponsor Tecnici: Scubapro, Cressi
Ipotesi preacquisto Brodacaster italiana: Fox, National Geographic o Rai 5